venerdì 28 febbraio 2014

Sedum: ecco come utilizzarli in giardino

Vi confesso che anni fa, quando ho cominciato ad interessarmi ai Sedum, li collezionavo con cura maniacale, coltivando ogni singola piantina, diligentemente identificata e cartellinata, in piccoli vasi quadrati di terracotta tutti uguali.
Si trattava di una bellissima collezione ma esteticamente era solo...una ordinata fila di vasetti!
Mi sono poi resa conto che, riunendo invece nello stesso vaso più Sedum aventi le stesse caratteristiche, potevo ottenere un’infinità di composizioni da usare tutto l’anno, in diversi contesti e con risultati molto più gradevoli di una sfilata di vasetti.
Vi mostro solo qualche esempio...




I Sedum rustici e sempreverdi, quelli che passano indenni dagli inverni rigidi alle estati più torride, come Sedum palmeri, Sedum pachyphyllum, x Graptosedum ‘Francesco Baldi’, Sedum kimnachii e Sedum weinbergii (sin. Graptopetalum paraguayense), li ho messi in cassette rettangolari da 40 cm su quei davanzali e balconi a zero manutenzione dove, non mi vergogno a dirlo, non presto loro nessuna cura, salvo un rapido sopralluogo di pulizia e controllo in primavera, e dove le irrigazioni sono affidate…alle piogge!



Sono tutti Sedum caratterizzati dalle foglie disposte a rosetta i cui steli allungandosi tendono a ricadere in avanti formando col tempo una piccola cascata sempreverde, il che li rende adatti anche per cestini sospesi e ciotole.


I Sedum erbacei decidui o semidecidui come S.spectabile, S.erythrostictum, S.telephium sono invece l’ideale per piccole aiuole, bordure erbacee miste o vasi capienti dove formano in breve tempo dei densi cuscini fioriti da agosto ad ottobre
 


Essendo decidui, con l’arrivo del freddo la parte aerea della pianta muore e va recisa alla base, ma si tratta comunque di Sedum rustici che non necessitano di protezione dai rigori invernali e che, con l’arrivo della primavera, rigermogliano rapidamente dalla base.

I Sedum erbacei decidui di dimensioni più contenute e a portamento ricadente come S.sieboldii, S.cauticola, S.populifolium, S.tatarinowii sono quelli che si prestano molto bene all’allestimento di composizioni in vasi e ciotole.


La mia preferita è una composizione a fioritura tardo-estiva ottenuta riunendo nello stesso vaso S.sieboldii, S.sieboldii ‘Variegatum’, e S.erythrostictum 'Frosty morn' con una nota di colore autunnale data da S.spurium ‘Purpurteppich’.


Essendo tutti Sedum decidui , quando la parte aerea muore sposto il vaso in un angolo nascosto del giardino dove trascorrono indisturbati il loro riposo invernale per poi rispuntare a primavera.

Ho realizzato diverse composizioni riunendo insieme Sedum sempreverdi ma non rustici che necessitano quindi di riparo in serra fredda non appena le temperature scendono al di sotto dei 5° ma che per il resto dell’anno fanno bella mostra di sé in un allegro e rigoglioso miscuglio.
Mi piace mettere sempre al centro un Sedum dendroideum ssp. prealtum che assomiglia ad un alberello ramificato in miniatura e circondarlo con altri Sedum tappezzanti


Eccone un'altra sempre con un Sedum dendroideum ssp. prealtum ancora piccolo (ma crescerà, crescerà...), circondato da S. selskianum ellacombianum, S. kamtschaticum , S.kamtschaticum ‘Variegatum’ e S.spathulifolium


Il Sedum palmeri è però quello che si presta a composizioni più eterogenee, perfino con piante non succulente.
Infilando qualche stelo sul bordo del vaso, si forma in breve tempo una gradevole e decorativa massa ricadente di rosette verdi.

 
Naturalmente il più classico degli impieghi per i Sedum rimane il giardino roccioso, ma in un giardino di città difficilmente si dispone di uno spazio adatto a realizzarlo. 

Insomma, le realizzazioni sono davvero infinite, basta solo qualche attenzione negli accostamenti e con i Sedum si possono ottenere bellissime composizioni a bassa manutenzione per decorare giardini, balconi e davanzali.
Provateci!

Questo post è tratto da un articolo da me scritto per la rivista Agraria.org
L'originale lo trovate qui 

Vi siete persi gli altri post che ho dedicato ai Sedum?
Eccoli qui:
Due o tre cose che so sui Sedum
Sedum: i miei consigli di coltivazione 
I fiori dei Sedum: una piccola galleria fotografica 
Sedum palmeri, un'umile pianta da rivalutare 
Sedum palmeri, parliamone ancora 
Sedum spectabile, pianta generosa e di facile coltivazione 
Sedum praealtum, una pianta dimenticata 


giovedì 27 febbraio 2014

Nel Parco di Monza è già primavera

L'altro giorno, mentre perlustravo il sottobosco del Parco di Monza alla ricerca delle Scilla, ho notato tanti piccoli segnali di una primavera ormai già avviata.

Stanno infatti fiorendo le prime viole che sbucano attraverso la spessa coltre di foglie secche...



Diffuso a macchie c'è un fiore che ha colonizzato ampie aree di sottobosco: è la Corydalis solida, un'erbacea perenne provvista di tubero.


L'infiorescenza è portata su lunghi steli che si innalzano nettamente al di sopra delle foglie e dove insieme ai caratteristici fiori compaiono diverse brattee fogliari digitate


Questa pianta è comune su tutto il territorio italiano e ha una curiosa particolarità: la sua diffusione avviene grazie alle formiche.
I semi della Corydalis solida sono infatti provvisti di una parte terminale grassa, una vera ghiottoneria per le formiche che, dopo aver trasportato i semi nel formicaio, ne consumano la parte edibile e  abbandonano il resto del seme che in questo modo si trova già a dimora sottoterra. 


Naturalmente nel Parco stanno spuntando molti altri fiori ma in questo momento sono le erbacee perenni che, in piena fase di vegetazione, colorano il paesaggio con diverse sfumature di verde.
Ci sono ad esempio le distese di Lamium, una pianta stolonifera e tappezzante e i bellissimi Arum italicum con le loro croccanti foglie lucide dalle venature biancastre


ma c'è una bulbosa che si sta preparando al consueto spettacolo primaverile e tra marzo e aprile ricoprirà il sottobosco del Parco di Monza con la sua appariscente fioritura candida come la neve: è l'Allium ursinum


In questo periodo, quando la pianta è ancora priva dei fiori, le sue foglie possono essere scambiate, da chi non è un abituale frequentatore del parco, con quelle dei mughetti ma, basta strofinarle e...il forte odore agliaceo farà subito capire anche ai meno esperti di che cosa in realtà si tratta!


Ma nel Parco non c'è solo la vegetazione che si sta risvegliando...
Altre piccole creature sono sempre in frenetica attività!


Scusatemi per le foto davvero brutte, ma gli scoiattolini sono velocissimi, compaiono e scompaiono con una incredibile rapidità.


E' facilissimo vedere gli scoiattoli nel parco, mentre si arrampicano sui tronchi degli alberi o mentre corrono sul terreno.
Questo in particolare è lo Scoiattolo rosso, riconoscibile dai lunghi ciuffi di peli alle orecchie.


In ogni stagione c'è sempre tanto da scoprire nel Parco di Monza!

Altri fiori dal Parco di Monza:
Scilla bifolia 
Alla ricerca dei bucaneve 
Allium ursinum 
 

mercoledì 26 febbraio 2014

E nel parco fioriscono le Scilla!

L'altro giorno, sulla pagina FB del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, è comparso un nuovo invito a ricercare nel parco i primi fiori di Scilla bifolia.
Potevo restare indifferente a questa nuova 'caccia al tesoro' botanica?
Ovviamente no!
Ed ecco qua il mio bottino fotografico...




La Scilla bifolia è una pianta erbacea perenne provvista di un piccolo bulbo di 1-2 cm.
Da questo spuntano due foglie, da cui appunto deriva l'attributo 'bifolia', che sono lanceolate-nastriformi e robuste e in mezzo alle quali si erige lo stelo verde-rossiccio che porta l'infiorescenza


Ogni stelo porta da 3 a 10 fiori a stella che si aprono in successione  e sono disposti tutti sullo stesso lato.


E' presente in tutta Italia, diffusa nei boschi umidi di latifoglie ed è reperibile fino ai 2000 mt.


Nel Parco di Monza colonizza ampie aree facilmente visibili anche dai percorsi più frequentati.


Se in questi giorni o magari durante il fine settimana volete avventurarvi alla ricerca delle Scilla nel Parco di Monza, il Consorzio ha localizzato le fioriture su Google Maps per facilitare gli avvistamenti.

Buona caccia!

Altri fiori dal Parco di Monza:
Alla ricerca dei bucaneve
Viole e Corydalis 
Allium ursinum 

martedì 25 febbraio 2014

Sedum: i miei consigli di coltivazione

I Sedum sono piante molto comuni e diffuse, sia allo stato spontaneo, sia coltivati, ma spesso li conosciamo con nomi di fantasia.
Ricordo ad esempio che da bambina vedevo praticamente ovunque dei vasi di una piantina che tutti chiamavano ‘Santa Teresina’ ma che in realtà ho scoperto solo anni più tardi essere un Sedum, per la precisione Sedum sieboldii.


Anche quelle piantine a consistenza carnosa che crescono spontaneamente tra le fessure dei muri o tra le rocce di montagna e che passano tranquillamente inosservate, per attirare la nostra attenzione solo quando si ricoprono di una nuvola di piccoli fiori a stella bianchi o gialli, non sono altro che Sedum: ed ecco che S.rupestre, S.album, S.reflexum, o S.acre, solo per citarne qualcuno, sono invece conosciuti con i fantasiosi nomi di Erba pignola, Ris de ratt, Pinocchina, Borraccina…

 
Perfino sui bancali dei garden center non è facile trovare Sedum correttamente cartellinati con i loro nomi e quasi sempre le etichette riportano la vaga identificazione di ‘Piante grasse’ o ‘Succulente’.

Eppure una corretta identificazione dei Sedum è  fondamentale per conoscerne caratteristiche ed esigenze e quindi coltivarli senza problemi, sfruttando al meglio le loro potenzialità.
In un mio precedente post  vi ho già indicato qualche sito utile per identificare i Sedum.

Una corretta identificazione mi permette di distinguerli in base alla loro rusticità.
Infatti allo stato spontaneo ci sono Sedum che crescono in alta montagna tra le rocce, altri in zone calde e aride, ma se ne trovano perfino nella tundra, in prossimità del circolo polare artico.
Da questo si può perciò facilmente capire che esistono Sedum in grado di resistere benissimo fino a temperature molto al di sotto degli 0° mentre altri richiedono un riparo già attorno agli 8-5°.

A mio parere è anche importante sapere se abbiamo a che fare con un Sedum deciduo o sempreverde, per poterlo utilizzare al meglio a scopo decorativo.

 
In ogni caso i Sedum sono piante dalle esigenze molto limitate e di facile coltivazione e, una volta capito se necessitano o meno di ricovero invernale, per il resto si coltivano tutti allo stesso modo.

In natura vivono in terreni molto poveri che non trattengono l'acqua.
Possiamo perciò utilizzare un qualsiasi terriccio universale o perfino terra di campo ma è fondamentale aggiungere abbondante ghiaino, perlite o piccole palline di argilla espansa per assicurare un drenaggio rapido ed evitare pericolosi ristagni idrici e compattamenti del terreno.

L’esposizione al sole per almeno mezza giornata è fondamentale per evitare eziolamenti e sbiadimenti.
L'unico Sedum che è in grado di crescere all'ombra è il Sedum palmeri, al quale ho già dedicato due post  qui e qui.
I Sedum richiedono innaffiature a partire dalla primavera, quando è scongiurato il pericolo delle gelate notturne e con più frequenza nel periodo estivo quando il terriccio si presenta asciutto, sospendendole completamente nei mesi più freddi.
Periodi di totale siccità anche nella stagione più calda sono comunque molto ben tollerati.
Ci sono perfino alcuni Sedum come S. rubrotinctum che assumono le caratteristiche e ricche colorazioni solo se cresciuti in pieno sole, con pochissima acqua e con un drenaggio molto rapido.


Per quanto riguarda la concimazione, i Sedum sono piante che si accontentano davvero di poco anzi, un’eccessiva fertilizzazione può solo creare problemi, facendoli crescere rapidamente ma con tessuti deboli e flaccidi, meno resistenti alla siccità e facilmente attaccabili da afidi e cocciniglie.
E’ sufficiente quindi una leggera concimazione da eseguire in primavera con un concime liquido, preferibilmente povero di azoto e diluito in acqua, da non somministrare mai a terreno asciutto ma solo dopo aver eseguito una normale innaffiatura.
Questo può sembrare poco ma i Sedum sono piante veramente di poche pretese e, se anche ci dimentichiamo di concimarli una volta all’anno, non ne soffriranno assolutamente.
Se la pianta è coltivata in un substrato ben drenante, al sole e senza troppe cure da parte nostra, crescerà sana e senza problemi di infestazioni da parte di parassiti.

La riproduzione avviene molto facilmente e rapidamente per talea di fusto, fogliare o per divisione di cespi, a seconda della specie e, avendo la pazienza di aspettare, anche da seme.

I Sedum sono perciò  piante facilissime da coltivare e dalle esigenze molto limitate, quindi adatte non solo ai giardinieri più inesperti ma anche ai più…pigri!


Questo post è tratto da un articolo da me scritto per la rivista Agraria.org
L'originale lo trovate qui 

In questo blog ho già dedicato molti post ai Sedum, eccoli:
Due o tre cose che so sui Sedum 
Sedum: ecco come utilizzarli in giardino 
I fiori dei Sedum, una piccola galleria fotografica 
Sedum spectabile, pianta generosa e di facile coltivazione 
Sedum praealtum, una pianta dimenticata 
Sedum palmeri, un'umile pianta da rivalutare 
Sedum palmeri, parliamone ancora 
 

lunedì 24 febbraio 2014

Ho scoperto i Mandalate!

Li ho trovati la scorsa settimana nel banco ortofrutta del supermercato...


Confezionati in cassettine da 2 chili e mezzo con etichetta che ne dichiarava la coltivazione in Italia, questi mandarini di cui ignoravo l'esistenza hanno catturato la mia attenzione.
Visti e...comprati!



Naturalmente, una volta a casa, ho fatto le dovute ricerche...
Ho scoperto che si tratta di un agrume di recente introduzione, ottenuto per ibridazione e brevettato da un gruppo di ricercatori di Acireale, in Sicilia.
E' a tutti gli effetti un mandarino, nato dall'incrocio di due varietà,  'Fortune' e 'Avana', con la buccia sottile di un bel color arancione vivo e di buona pezzatura.


Lo strano nome sta ad indicare che si tratta di un mandarino tardivo (ecco spiegato quel 'late'!) che matura dalla fine di febbraio fino ad aprile.
Un'ottima caratteristica di questo agrume sta nel fatto che la polpa non si asciuga neanche a maturazione inoltrata, ma rimane sempre succosa.


Il Mandalate si sbuccia molto facilmente perchè la buccia non aderisce agli spicchi.
E' profumatissimo, effettivamente molto succoso e dal gusto dolce con una leggera nota acidula.
Questo agrume è inoltre totalmente sprovvisto di semi, caratteristica che in botanica viene chiamata 'apirenia'.
La pianta è di piccole dimensioni e quindi consente un'alta densità di impianto, entra in produzione già dal terzo anno e dimostra un'ottima resistenza ai tradizionali parassiti del mandarino.

Presentato alle varie fiere del settore, il Mandalate ha riscosso un notevole interesse a livello internazionale e in particolare in Australia dove, per effetto delle stagioni invertite rispetto alle nostre, comincia a maturare dal mese di agosto.
Anche in Italia l'interesse verso questo agrume tardivo è in continua crescita e la sua coltivazione si sta espandendo in Calabria, Basilicata e Puglia.
E la stagione degli agrumi diventa sempre più lunga!

domenica 23 febbraio 2014

Aria di primavera su Blossom zine!

Vi segnalo che è disponibile online la quarta pubblicazione di Blossom zine, la rivista digitale gratuita dedicata al mondo vegetale e curata da Dana Frigerio.


Questo numero ci regala un anticipo di primavera, con immagini fresche dai colori delicati e articoli sempre ricchi di spunti e idee.
Questa edizione, di ben 100 pagine tutte da sfogliare e gustare, ha un respiro internazionale grazie all'apporto di collaboratori da ogni parte del mondo.
Naturalmente non mancano le firme 'storiche' della rivista come Lidia Zitara con la sua imperdibile rubrica 'Tea Time', sempre acuta e approfondita.

Ho letto con interesse anche un articolo dedicato agli String Garden, dei quali curiosamente avevo parlato anch'io in settimana dopo aver assistito alla realizzazione di alcuni kokedama

Ma ci sono anche le galline dalle uova color cioccolato, le violette candite, un nido per Pasqua e molto, molto altro ancora!

Buona lettura!

venerdì 21 febbraio 2014

Elleboro fetido: non fatevi impressionare dal nome!

Chiariamo subito una cosa: questo elleboro non ha proprio niente di puzzolente.
L'attributo foetidus sta infatti ad indicare solamente l'odore acre che viene sprigionato dalle foglie quando vengono lacerate, quindi non temete e, se vi piace, usatelo a piene mani in giardino.
Ma come utilizzarlo al meglio?


L'Helleborus foetidus è allo stato spontaneo una pianta da sottobosco, quindi si trova perfettamente a suo agio nei punti più ombrosi del giardino.
Ne ho qualche esemplare anche in vaso ma, a mio parere, è una pianta che dà il meglio di sè in piena terra dove forma dei bellissimi cespugli sempreverdi.
Potete vedere la differenza con una pianta coltivata in vaso nella foto qui sotto...


L'Helleborus foetidus è provvisto di fusto dal quale spuntano le foglie e questa è una caratteristica che lo differenzia subito dagli altri ellebori.


Il fusto poi ha una particolarità: i primi 20-30 cm. strisciano sul terreno e tendono a lignificare, mentre la parte che si alza eretta può raggiungere il mezzo metro di altezza.
Anche in larghezza ogni pianta va a occupare uno spazio di tutto rispetto, sui 30-40 cm di diametro.


Le foglie sono lanceolate, profondamente divise e color verde scuro e, formando dei cespugli tappezzanti, danno struttura e colore in quelle zone ombrose e un po' difficili del giardino.
Come ogni altro elleboro, anche l'H. foetidus ama i terreni pesanti ma ben drenati che, come d'abitudine, arricchisco con stallatico sfarinato in primavera e in autunno.



La fioritura poi è spettacolare e avviene nel tardo inverno con infiorescenze campanulate color verde acido che si innalzano e risaltano tra le foglie scure.
A volte le corolle presentano i bordi colorati da una sottile linea rossa.


Come per tutti gli ellebori, la fioritura dura tantissimo ed è un altro pregio della pianta da non sottovalutare,  anche per l'effetto decorativo.
Spesso accade però che, al termine della fioritura, la pianta dissecchi completamente ma nel frattempo altre giovani piante nate spontaneamente da seme la rimpiazzano senza lasciare mai spoglia l'area occupata dalla colonia.
Anche per questo motivo, la coltivazione in piena terra è da preferire a quella in vaso.


Vista la facilità di riproduzione, non mi sono mai preoccupata di raccogliere i semi e lascio che le piante si disseminino da sole.
Rispetto alle altre specie di elleboro che coltivo, l'H. foetidus dimostra inoltre minori esigenze idriche.
Pur coltivandoli tutti nelle zone più ombrose del mio giardino, gli altri ellebori infatti richiedono vistosamente le innaffiature afflosciando le foglie non solo durante i mesi più caldi, ma anche in inverno, mentre per l'elleboro fetido questo non accade mai.

L'H. foetidus è certamente l'elleboro più diffuso allo stato spontaneo: lo si trova dai Pirenei alle zone dell'Europa centrale, dal Regno Unito fino all'Italia del sud.
E' quindi una pianta comunissima anche nei nostri boschi ma, come sempre, vi invito a non prelevarla in natura ma ad acquistarla nei garden center.


giovedì 20 febbraio 2014

E infine...ecco il nome del bucaneve da 1602 sterline!

Il famoso bulbo di Galanthus reginae-olgae subsp. vernalis, venduto all'asta per San Valentino alla incredibile cifra di 1602 sterline, ha finalmente un nome.

Photo Credit: Evolution Plants Nursery
L'asta è stata vinta da una donna, Caroline Mabbas, che ha scelto di chiamare il bucaneve non con il nome del proprio partner, bensì con quello del padre di 79 anni, Mr. Peter Gooding.
Dietro questa decisione non c'è dunque, come tutti si aspettavano, una romantica storia d'amore, ma un affetto filiale.
La storia è un po' strappalacrime, ma ve la racconto...
Peter Gooding perse suo padre all'età di 13 anni e a quel tempo la famiglia non aveva i soldi per pagare i fiori per il funerale.
Mr. Gooding ricorda che i soli fiori presenti in quel triste e freddo giorno d'inverno erano dei bucaneve che crescevano nel cimitero.
Da qualche tempo Mr. Gooding ha preso l'abitudine di piantare ogni anno in giardino un nuovo bulbo di Galanthus in memoria del padre e ora sua figlia gli ha dedicato addirittura un bucaneve celebrativo in suo onore, da aggiungere alla collezione.
Questo gesto d'amore filiale non è però privo di conseguenze...
Mr. Gooding si vede infatti costretto a progettare un efficace sistema di sicurezza a difesa del prezioso bulbo, una pratica già diffusa tra i galantofili inglesi per proteggere i loro preziosi bucaneve dai ladri!

Vi siete persi i precedenti post su questa incredibile storia?
Eccoli...
Volete sapere come è finita l'asta del bucaneve? 

Una malattia ha colpito i giardinieri inglesi...la Galantophilia! 

mercoledì 19 febbraio 2014

A lezione di Composizione Floreale

Lo scorso autunno, in occasione della Festa dell'Albero avevo conosciuto alcuni insegnanti e allievi della Scuola Professionale 'Paolo Borsa', ricordate?
Qualche giorno fa ho ricevuto dalla stessa Scuola un graditissimo invito a partecipare a una lezione di Composizione Floreale e così lunedì, alle 8 di mattina,  sono entrata nella classe del primo anno del Corso di Operatore Tecnico-Agricolo.
Le lezioni di Composizione floreale rientrano infatti  nelle competenze tecnico-professionali del piano formativo che, nell'arco del triennio, offre agli allievi un ampio bagaglio di esperienze nei diversi settori del ramo.
La docente era Silvia Gilardi, un'ex-allieva della Scuola che aveva proseguito gli studi presso la Scuola di Minoprio ed è stata la vincitrice del Concorso Internazionale di Arte Floreale 'Bouquet Sanremo Young' del 2012. 
Ed ecco come si è svolta la lezione...

Durante la prima parte l'insegnante ha realizzato una composizione, spiegando i vari passaggi, le tecniche di esecuzione e fornendo informazioni botaniche sui vari elementi.

Nella seconda parte della lezione gli allievi sono stati invitati a mettere in pratica quanto appreso, cominciando dalla preparazione delle fronde...



Ogni composizione veniva realizzata da due allievi che in questo modo imparano anche a collaborare e a confrontarsi tra loro


L'insegnante, pur lasciando libertà di interpretazione, controllava costantemente i lavori, con correzioni e suggerimenti


Oltre alla realizzazione pratica, agli allievi è stato anche richiesto il calcolo dei costi sulla base della fattura di acquisto dei diversi componenti, fino alla determinazione dell'eventuale prezzo di vendita al pubblico


Nonostante questa fosse per gli allievi solo la seconda lezione di composizione floreale, ho notato delle realizzazioni davvero ben eseguite.


Nell'arte floreale la manualità e la creatività sono fattori certamente importanti e che si possono anche migliorare con l'esperienza, ma da soli non bastano.
Occorre infatti avere la conoscenza delle corrette tecniche e dei concetti di composizione, oltre ad approfondimenti botanici e tutto ciò si può ottenere solo tramite la formazione professionale di una scuola.


Bisogna infatti saper accostare forme e colori, conoscere le esigenze di conservazione degli elementi vegetali, saper fissare i materiali, aver chiaro concetti come simmetria, proporzione, prospettiva ed equilibrio, solo per citarne qualcuno.

La lezione si è poi conclusa con una dimostrazione di confezionamento della composizione floreale.


Voglio ringraziare ancora il Direttore e gli Insegnanti  della Scuola per la gentile accoglienza e l'interessante esperienza che mi hanno offerto, ma anche  per la splendida e profumatissima composizione che mi è stata regalata al termine della lezione.
Ai ragazzi del primo anno vanno invece i miei più affettuosi auguri per una brillante e proficua carriera scolastica e professionale. 


La Scuola di Formazione 'Paolo Borsa' si trova a Monza e questo è il suo sito ufficiale