venerdì 31 gennaio 2014

Datemi un'arancia...ne farò una mangiatoia per gli uccellini!

Qualche tempo fa mi sono ricordata di una mangiatoia per uccellini realizzata da Erin Boyle, una blogger americana che seguo da tempo.


Il progetto è molto facile da realizzare: basta svuotare dalla polpa mezza arancia (Erin però aveva utilizzato un pompelmo) e forare la buccia in quattro punti per far passare lo spago che serve a sospendere la mangiatoia. Tutto qui!


A parte la facilità di realizzazione, mi era piaciuto anche l'aspetto molto gradevole di questa sorta di cestino vegetale.
Erin abita a Brooklyn e aveva appeso questa piccola mangiatoia (realizzata molto meglio della mia, a dir la verità) ad un davanzale di casa.
Dall'interno poi, riusciva anche a fare bellissime foto ai curiosi uccellini mentre banchettavano tranquillamente.
La faccio anch'io, mi sono detta!
Oltretutto, tra gli uccellini che abitualmente frequentano il mio giardino, ho notato che le cinciallegre, a differenza di merli, passeri e pettirossi, non mangiano per terra ma prendono il cibo, lo incastrano tra i rami della siepe di Pyracantha e lì lo mangiano.
Così, dopo aver realizzato il mio cestino-arancia, l'ho riempito di semi di girasole e l'ho appeso tra i rami dell'Amelanchier, proprio davanti alla finestra della mia cucina, così da poter vedere il tutto dall'interno di casa.
Purtroppo ho constatato che le cinciallegre venivano sì a prelevare i semi, ma molto velocemente se li portavano via per mangiarseli altrove!
Ne ho dedotto che la mangiatoia appesa all'Amelanchier apparisse ai loro occhi troppo esposta, poco protetta per la loro indole molto schiva e così l'ho spostata, appendendola in mezzo alla siepe di Pyracantha...


Purtroppo rimane un po' distante per poter prendere delle belle foto nitide, ma le cinciallegre hanno certamente apprezzato la collocazione più... intima e riservata!



Ogni mattina perciò, oltre a distribuire come di consueto semi e pane per i miei uccellini, provvedo anche a riempire questo cestino.
Probabilmente a causa delle eccessive piogge di questo strano inverno, questa mattina ho notato però che il cestino comincia ad ammuffire, quindi oggi ne preparerò un altro per poterlo sostituire.

Il blog di Erin da cui ho copiato l'idea è Reading my tea leaves

giovedì 30 gennaio 2014

Aglaonema, un nome difficile per una pianta facile


Le piante che coltivo in casa non devono avere eccessive pretese e così, a parte un paio di orchidee che tengo sul bancone della cucina, tutte le altre devono adattarsi a una vita piuttosto spartana e senza privilegi per nessuna.
Se condividete la mia filosofia di giardinaggio indoor, basata su piante che non creano problemi, l'Aglaonema è quella che fa per voi.

E' una pianta sempreverde che proviene dal sud-est asiatico dove è una tappezzante delle foreste tropicali, umide e molto ombreggiate.
Ne esistono diverse specie, tutte molto apprezzate per la bellezza delle foglie.
Nei nostri garden center troviamo facilmente due cultivar di Aglaonema commutatum: la 'Silver Queen' e la 'Emerald Beauty'.


Questa è l'Aglaonema 'Silver Queen' dalle foglie color verde-argenteo e dai margini verde scuro, colore presente anche a macchie lungo le nervature.
Le esigenze dell'Aglaonema sono davvero minime.
Va tenuta lontana dalla luce diretta del sole e va innaffiata con moderazione perchè eccessi o ristagni di acqua provocano rapidamente irreparabili marciumi.
La sua crescita è piuttosto lenta e, se ben acclimatata, si accestisce emettendo nuovi getti dalle radici rizomatose.
In fatto di concimazioni, io sono sempre piuttosto avara: in generale, per quanto riguarda le piante da interno mi limito a distribuire un normale concime liquido diluito nell'acqua delle innaffiature in primavera e in estate, una volta al mese, se mi ricordo...
Di norma invece rinvaso qualsiasi pianta da interno subito dopo l'acquisto, perchè solitamente hanno un substrato prevalentemente torboso.
Anche le mie Aglaonema perciò hanno subìto lo stesso trattamento.

L'altra cultivar molto diffusa da noi è la 'Emerald Beauty'


A differenza della 'Silver Queen' che ha bisogno di un poco di luce filtrata (mai di sole diretto, però!), la 'Emerald Beauty' si adatta anche a posizioni più lontane dalla luce e, durante l'estate, fiorisce pure! 


Produce infatti infiorescenze a spadice, avvolte da una spata inizialmente color verde-crema che col passare dei giorni diventa biancastra e traslucida


Niente di vistoso o particolarmente decorativo, intendiamoci, però è pur sempre una bella soddisfazione!


In genere queste infiorescenze appassiscono diventando marroncine e a quel punto taglio gli steli alla base.
Può anche capitare che qualcuna tenti di maturare i semi, richiudendo la spata attorno allo spadice ma in ogni caso preferisco sempre tagliare l'infiorescenza per evitare inutili dispersioni di energia alla pianta.

Insomma, mantenere sana e bella un'Aglaonema non è per niente complicato!




martedì 28 gennaio 2014

E...se eliminassi il prato?

Nel mio giardino il prato è poco più di un fazzoletto erboso ma visivamente ne costituisce il cuore ed è quindi uno degli elementi fondamentali.
Eccolo in primavera, al massimo dello splendore...


Il prato però è quella parte del giardino che richiede più attenzioni e cure di qualsiasi altra: lo devo falciare regolarmente, innaffiare, concimare e tenere pulito dalle infestanti, i bordi vanno rifiniti, le foglie che cadono vanno raccolte, lo sfalcio va portato in discarica...
Per avere un bel prato occorrono parecchie ore di lavoro e per diversi mesi dell'anno si tratta di un  impegno quotidiano!
E ho sempre fatto tutto da sola...

Durante questo mese di gennaio però ha piovuto tanto...


ma davvero tanto...


e ora il prato è ridotto veramente male e si è  impoverito parecchio...


Questa mattina però, mentre lo guardavo sconsolata pensando al lavoro di trasemina che mi aspettava per riportarlo agli antichi splendori, un pensiero si è insinuato nella mia mente: eliminare il prato!
Tranquilli, non ho pensato di ricoprire il tutto con una colata di cemento, ma di ridurre drasticamente la superficie destinata al tappeto erboso piantando cespugli, aiuole e arbusti.
Sì, non è un lavoro da poco, in pratica dovrei rivedere completamente l'impianto del giardino e studiare nuove introduzioni, ma tutto questo va visto in prospettiva di una futura ridotta manutenzione.

D'altra parte è vero che un bel prato contribuisce notevolmente a far risaltare ogni altro elemento del giardino: qualsiasi pianta, cespuglio o fiore viene valorizzato se cresce circondato da un tappeto erboso ben tenuto.

Ci devo pensare, però...quasi, quasi...che ne dite?

lunedì 27 gennaio 2014

Piccoli merli crescono in giardino

Tutti gli anni c'è una coppia di merli che viene a nidificare nel mio giardino.
A volte nemmeno me ne accorgo, come è successo lo scorso anno quando hanno fatto il nido sopra il pergolato, nascosto tra i rami fogliosi del kiwi, altre volte invece scelgono di appoggiarsi alle travi sporgenti del sottotetto.
In genere però il posto migliore sembra essere la mia spinosissima siepe di Pyracantha.


A ogni covata, che avviene due volte tra la primavera e l'estate, la merla depone 2 o 3 uova.
Dopo la schiusa delle uova, i piccoli merlini se ne stanno sempre acquattati quando i genitori li lasciano soli per andare in cerca di cibo.


E finchè se ne stanno nel nido va tutto bene...
I problemi iniziano qualche settimana più tardi, quando i piccoli si mettono sul bordo del nido, ritti sulle zampine.
E' solo questione di qualche giorno e poi...saltano fuori dal nido o addirittura vengono spinti giù dal genitore senza saper ancora volare e me li ritrovo ovunque!

I più robusti e intraprendenti girano impunemente per il giardino...


altri invece si nascondono tra i cespugli...


In ogni caso i genitori sono sempre nei dintorni, pronti a intervenire in loro difesa e soprattutto per continuare a nutrirli perciò, quando trovo un piccolino, lo lascio dov'è e mi allontano.


A volte nemmeno si reggono sulle zampine e perciò neppure scappano quando mi vedono, anche se in realtà mi spavento più io di loro: ogni essere vivente che trovo in giardino, strisciante, zampettante o comunque che respira, mi fa sempre lanciare un grido, prima di poterlo identificare come innocuo...


Insomma, devo sempre stare attenta a dove mettere le mani e dove camminare...


In ogni caso nel nido non ci tornano più.
Le prime volte che mi capitava di trovare un uccellino un po' malfermo, lo rimettevo nel nido ma quello saltava subito fuori.
Quindi è meglio lasciarli dove sono...


La situazione migliora quando finalmente imparano a volare: prima sono piccoli voli a terra, poi raggiungono un muretto o un piccolo rialzo e poi finalmente...se ne vanno, con mio grande sollievo!
Non che vadano chissà dove, in realtà sono sempre qui in giro insieme a un genitore, ma pian piano crescono e fanno progressi...


Anche il loro aspetto è cambiato, hanno le penne marroni e sono grandi quanto gli adulti però non si alimentano da soli e continuano ad essere imbeccati da un genitore.


Naturalmente le cose non sempre vanno bene.
A volte mi capita di trovare un nidiaceo morto e questo mi angoscia molto anche se sono consapevole che in natura sopravvivono solo i più forti  e che i piccoli sono preda di altri animali, se non di altri uccelli.
Però è una cosa che preferirei non capitasse mai nel mio giardino...



sabato 25 gennaio 2014

Una nuova rivista online: The Planthunter

L'ho scoperta per caso e ve la voglio segnalare...
The Planthunter è una nuova pubblicazione indipendente online in lingua inglese che esplora con vivacità, intelligenza e una buona dose di ironia il mondo vegetale.

Photo Credit: Birdie - The Planthunter
Questa nuova free-press arriva dall'Australia e, a mio parere, è veramente un nuovo approccio alla cultura del giardinaggio o meglio alla relazione tra uomini e piante.
E' nato dalla mente di Georgina Reid, una designer-paesaggista di Sydney che, oltre a progettare giardini per lavoro, ha sempre avuto una passione per le piante.
In una intervista lei stessa afferma di avere non solo il pollice, ma addirittura il sangue verde!
Ogni uscita mensile si articola attorno ad un tema sempre diverso, con brillanti conversazioni, splendide fotografie a cui ispirarsi, consigli e informazioni, ma soprattutto condividendo la conoscenza su piante e natura in maniera molto accessibile a chiunque e non solo agli esperti.
E la dose di ironia a cui accennavo sicuramente non guasta...
Articoli intitolati 'How to kill plants' oppure 'Fractured Flora' non possono fare altro che invogliare anche i principianti ad avvicinarsi ed esplorare un mondo affascinante che spesso noi appassionati trattiamo in maniera troppo seria! 
Non mancano però articoli che suscitano riflessioni come 'Hope Gardens' o il toccante '36 Edward Street'...
Se durante il fine settimana avete voglia di conoscere questa nuova voce del giardinaggio, la trovate qui.  
In seguito potrete sempre trovare il link a The Planthunter anche nella finestra dedicata alle Letture Verdi, qui a destra nel mio blog.

Buona lettura!

venerdì 24 gennaio 2014

Una pianta facile per la nostra casa: il Pothos

Non riesco davvero a immaginare la mia casa senza una pianta eppure, nonostante il giardinaggio sia una delle mie passioni, devo confessare di non amare particolarmente le cosiddette 'piante da appartamento'.
Già questa definizione non mi piace per niente, come se la natura avesse creato delle piante destinate a vivere tra le mura di una casa.
Inoltre sarebbe più corretto chiamarle 'piante tropicali' perchè la maggior parte delle piante che utilizziamo per abbellire i nostri appartamenti provengono dalle regioni tropicali e sub-tropicali del nostro pianeta e pertanto sono quelle che più facilmente si adattano alle condizioni di luce e temperatura delle nostre case.
Probabilmente la definizione di 'piante d'appartamento' ce le rende più 'domestiche'!
Tra queste, una delle più facili è sicuramente il Pothos...


Fino a qualche tempo fa questa pianta sempreverde e lianosa era da tutti chiamata Pothos o Potos, nome tuttora comunque corretto anche se, per complicarci come al solito le cose più semplici, molti ora preferiscono chiamarla Scindapsus o anche Epipremnun.
Vanno bene tutti e tre, scegliete voi...
In ogni caso è una delle piante più diffuse anche negli ambienti più difficili, dove nessuno presta loro grandi attenzioni.
E di esigenze questa pianta ne ha davvero poche: non richiede terreni particolari e nemmeno frequenti concimazioni, le basta solo un po' d'acqua di tanto in tanto e ci perdona pure se a volte ci dimentichiamo di dargliela.
Teme solo il freddo e il sole diretto, ecco perchè sta benone all'interno delle nostre case e perfino in ambienti poco luminosi.
Il Pothos in natura è una pianta rampicante dai lunghissimi e sottili fusti che emettono delle radici aeree ai nodi.
In commercio se ne trovano cresciute in altezza, di solito sostenute da un tutore rivestito di muschio, oppure come pianta ricadente...


Per mantenerla folta, quando i fusti si allungano troppo, è meglio tagliarli qualche centimetro al di sotto delle radici aeree...


Perciò di tanto in tanto io taglio dei rami lunghi 15-20 cm e li metto in un vaso colmo d'acqua, togliendo le foglie che resterebbero sommerse.
Le piccole radici aeree una volta in acqua si allungano rapidamente e a quel punto ho già pronta una nuova pianta da interrare.
Tutte le piante di Pothos ricadenti che vi ho mostrato nella seconda foto, le ho ottenute proprio così, facendo talee della pianta-madre della prima foto.
Naturalmente si può anche lasciarle crescere finchè si vuole!
Mi viene in mente a questo proposito un film degli anni '50 'The Desk Set' (in italiano il titolo era 'La segretaria quasi privata') dove Katharine Hepburn nel suo ufficio coltivava amorevolmente proprio una lunghissima pianta di Pothos...

Photo Credit: http://sycamorestreetpress.com/blog/month-of-paper-desk-set/
Si tratta comunque di una pianta dalla crescita molto veloce e quindi ogni 3-4 mesi mi ritrovo a tagliare i lunghi fusti e, non sapendo più cosa farne, li porto a mia madre che invece preferisce coltivarli in acqua: a suo parere le danno ancora meno impegno delle piante coltivate in terra e c'è da crederle!


Questo sopra è proprio uno dei suoi vasi di Pothos, ovvero un insieme delle mie talee.
Per quanto riguarda la coltivazione in acqua di questa pianta, mia mamma si limita a cambiare ogni tanto l'acqua e, strano ma vero, non ha mai aggiunto concimi liquidi o specifici per colture idroponiche.
Io però ho osservato che, pur essendo sempre belle verdi e rigogliose, le piante di Pothos da lei coltivate in questo modo hanno una crescita lentissima. 

In acqua o in terra, rampicante o ricadente, il Pothos è davvero una pianta versatile e senza problemi per portare un po' di verde in casa!


giovedì 23 gennaio 2014

L'annuale raduno delle cornacchie grigie

Succede ogni anno, solitamente verso la fine dell'inverno.
All'improvviso sento un gracchiare più forte del solito, allora guardo dalla finestra e, sull'albero di fronte, vedo radunarsi un nutrito gruppo di cornacchie grigie...


Quest'anno la 'riunione' è avvenuta ieri mattina, piuttosto in anticipo e con un numero di 'partecipanti' inferiore, rispetto al solito.
Il raduno è sempre molto rumoroso perchè le cornacchie si installano sull'albero un po' alla spicciolata e ogni arrivo viene accolto da un coro gracchiante.


Di tanto in tanto qualcuna si allontana per poi ritornare, accompagnata sempre dalle voci sgraziate delle altre.
In ogni caso quell'albero è il loro punto di ritrovo.
Cosa facciano di preciso tutte quelle cornacchie io non lo so, ma rimangono li per qualche ora.
L'impressione è quella di una riunione per stabilire delle nuove gerarchie.
Ogni tanto qualche cornacchia che si trova sui rami più bassi prova a 'salire di grado' tra gli strepiti delle altre: a volte la risalita è accettata, altre volte invece la cornacchia deve tornare da dove è venuta, il tutto sempre accompagnato da un assordante gracchiare.
Ma questa è solo una mia personale interpretazione di quello che vedo...


Questi grossi uccelli si vedono comunemente ovunque, ma in genere qui attorno a casa mia se ne aggirano 4 o 5, tranne appunto una volta all'anno quando ne arrivano qui altri chissà da dove.
Le prima volta che mi è capitato di assistere a questo tipo di raduno ero rimasta un po' intimorita perchè quell'insolito assembramento mi aveva ricordato 'Gli uccelli', il famoso film di Alfred Hitchcock.
Ora invece so che si tratta di un appuntamento annuale, anche se decisamente rumoroso!



Ogni giorno vedo sempre qualche cornacchia aggirarsi sui tetti delle case attorno, spesso mi capita di vederne una che banchetta tra i cestini dei rifiuti organici ma ancora più di frequente le vedo passeggiare nei campi e perfino nelle strade.


Tempo fa un fotografo naturalista mi aveva raccontato che le cornacchie grigie esercitano una sorta di mobbing nei confronti di altri uccelli predatori, occupandone i luoghi di appostamento.
E in effetti su questo camino ogni mattina vedevo sempre una civetta ma, da quando una cornacchia ha preso l'abitudine di posarsi sopra, la civetta non è più arrivata.


Una primavera di qualche anno fa mi era capitato anche di assistere alla costruzione del nido delle cornacchie.
La foto è pessima lo so, ma si riesce a intravvedere la femmina che cova, protetta dal maschio che monta di sentinella.
Di certo le cornacchie grigie non suscitano tenerezza nei loro confronti, un po' per il loro aspetto che incute  timore, un po' per quel brutto gracchiare, ma fanno parte dell'ecosistema cittadino.


mercoledì 22 gennaio 2014

Il 2014 sarà l'anno delle begonie?

Per gli Inglesi pare proprio di sì, secondo quello che ho letto questa mattina in un articolo del quotidiano 'The Telegraph'.
Ma da cosa è causato questo improvviso interesse per una pianta considerata un po' old-style?
Il motivo principale è il problema che da qualche estate affligge l'antagonista della begonia, ovvero l'Impatiens walleriana, quella pianta annuale che noi comunemente chiamiamo 'pianta del vetro' e che gli Inglesi invece chiamano 'busy Lizzie'.
E si tratta di un grosso problema, almeno dal punto di vista di un giardiniere...


Un patogeno fungino (Plasmopara obduscens) nelle ultime due estati ha provocato la morte delle Impatiens, una pianta che viene ampiamente utilizzata nei giardini, sia per bordure sia in vaso, e che ha la non trascurabile dote di crescere rigogliosa e di fiorire dalla primavera fino ai primi freddi ma soprattutto all'ombra. 
Anch'io la utilizzo a piene mani nel mio giardino ombroso!
Questa malattia fungina particolarmente aggressiva aveva già fatto una sporadica comparsa nel 2004, ma recentemente si è diffusa in maniera tale da costringere molti vivaisti d'oltremanica a non produrre più le Impatiens.
Il patogeno provoca inizialmente l'ingiallimento delle foglie, poi la loro caduta e quindi la morte della pianta stessa.
Le spore bianche sono visibili sulla pagina inferiore delle foglie e non sono sensibili ai comuni trattamenti antifungini che però sembrano essere efficaci a scopo preventivo sulle piante sane.
I giardinieri inglesi hanno perciò deciso di abbandonare le Impatiens a favore delle begonie, sulle quali il patogeno non si diffonde.
Personalmente non ho mai avuto in simpatia le begonie e in particolare le begoniette annuali (quelle della foto d'apertura, tanto per intenderci) e nemmeno ho avuto mai problemi con le Impatiens.
In passato però qualche Begonia x tuberhybrida l'ho coltivata...


Questa begonia dai fiori ricadenti a forma di calice è una cultivar della serie Summerwings, molto ramificata e dalla foglia stretta.


 mentre questa è la Begonia 'Billie Langdon'...


dai grossi fiori doppi e bianchi che risaltano sul verde scurissimo, quasi nero, delle foglie


Le begonie sono in effetti piante dalla fioritura prolungata e generosa, amanti dell'ombra al pari delle Impatiens.
La prossima primavera acquisterò come ogni anno le piantine del vetro, sperando che il maledetto fungo non si arrivato anche da noi, ma di sicuro preparerò anche qualche vaso di begonie...non si sa mai, meglio essere pronti!


martedì 21 gennaio 2014

Un agrume molto bizzarro!

Per conoscere da vicino il pomelo, di cui vi ho parlato nel post di ieri, sono andata nell'azienda agricola della famiglia Chiaravalli a Monza, dove esiste una serra di 500mq  dedicata esclusivamente agli agrumi.
L'appassionato vivaista è Davide Chiaravalli che ne ha raccolto 100 diverse specie e varietà.
Tra queste ce n'è una davvero insolita e particolare: l'Arancio 'Bizzarria'...


Si tratta di un arancio amaro che produce frutti parecchio bizzarri, come indica il nome.
La particolarità di questo agrume sta nel fatto che nello stesso frutto sono racchiuse tre specie diverse: limone, arancio amaro e cedro.


Ogni pianta perciò produce frutti dall'aspetto deforme, bitorzoluto e sempre differente, perchè la buccia mostra a spicchi le caratteristiche morfologiche di ciascuno dei tre agrumi con predominanze ogni volta diverse e con i tre colori: verde, giallo e arancione.


L'Arancio 'Bizzarria' è un agrume storico, scoperto nella prima metà del 1600 nel giardino dei Marchesi Panciatichi di Firenze e subito entrato nella preziosa collezione di agrumi medicea che vantava ben 400 varietà, diventandone il frutto più raro.
In quell'epoca la coltivazione degli agrumi era molto diffusa in Italia e in Europa, ma veniva fatta solo a scopo ornamentale. 
In particolare gli aristocratici facevano a gara nel ricercare le specie più esotiche e strane per farne sfoggio nei loro giardini durante la bella stagione e nelle famose limonaie o orangerie durante l'inverno, per stupire i loro ospiti.


La famosa collezione di agrumi medicea risalente al 1500, che comprendeva anche il Citrus Aurantium 'Bizzarria', era ed è tutt'oggi conservata alle porte di Firenze nella Villa di Castello.
Questa preziosa collezione però ha subìto gravi danni e perdite durante le due guerre mondiali, quando gli storici agrumi furono 'sfrattati' dalla limonaia, trasformata in ospedale per i feriti e la Bizzarria fu considerata persa per sempre.


Il merito di aver fatto rivivere la Bizzarria va attribuito a Paolo Galeotti, uno dei massimi esperti di agrumi al mondo, che ne riconobbe un debole germoglio su una pianta di arancio amaro nella Villa di Castello, dove stava effettuando delle ricerche.
Grazie al suo paziente lavoro di recupero botanico, Paolo Galeotti è riuscito anche a riclassificare un centinaio di varietà e specie di agrumi storici dei quali si erano perse le tracce, oltre alla Bizzarria.


Ora è possibile trovare in commercio questo arancio bizzarro che come un tempo è tornato ad essere una pianta ricercata dai collezionisti.


Ringrazio Davide Chiaravalli per il tempo che mi ha dedicato, per la sua cortese disponibilità, per avermi permesso di consultare le sue carte e i suoi appunti e naturalmente per avermi fatto conoscere l'aspetto più 'bizzarro' del meraviglioso mondo degli agrumi.


La Serra degli Agrumi di Davide Chiaravalli si trova a Monza presso la Floricoltura Chiaravalli