venerdì 31 maggio 2013

Un lavoro, una passione e...un grande sogno!

Da anni frequento vivai e mostre specialistiche e ormai mi sono fatta, come si suol dire...l'occhio!

Intendiamoci, è sempre bello vedere allestimenti curati e ben fatti anche con piante molto comuni ma, quando visito qualche manifestazione florovivaistica il mio interesse viene catturato da chi dimostra una sensibilità e un lavoro di ricerca che lo pone subito al di sopra di tutti gli altri. 


E' stato così che al Festival degli Orti di Monza ho conosciuto Giovanna Ciraci e Nicola Crippa di Naturainmente.

Sono arrivata di buon'ora mentre i due ragazzi stavano ancora allestendo la loro postazione ma già quello che vedevo mi raccontava molto della loro passione.

Mentre tutti gli altri espositori avevano un gazebo o un piccolo riparo, le loro piante invece erano sovrastate da una installazione-albero dalla cui chioma aerea, formata da una rete quasi impalpabile, pendevano sottili lamine di rame, luccicanti al sole come frutti penduli iridescenti. 



Sotto questo albero scintillante era composta con grande maestria una stupefacente varietà di fiori, graminacee e alberi da frutto insoliti

Una parata di fiordalisi di diversi colori faceva da sfondo all'allestimento



insieme a papaveri orientali


e un morbido cuscino di Nigella damascena


imponenti esemplari di Hakonecloa macra, tra cui la varietà 'Aureola', con decori da giardino di fattura artigianale


Alberi da frutto decorativi come l'Actinidia kolomikta, le cui foglie si 'macchiano' di rosa con i raggi del sole


e altri molto più insoliti come la Cudrania tricuspidata dai frutti rosso vivo, simili alle more del gelso


o la Hovenia dulcis, la 'pianta dell'uva passa', che diventa un grande albero resistente alle temperature più rigide (fino a -25°!) e la cui parte commestibile sono i grossi e succulenti piccioli dal sapore simile appunto a quello dell'uva passa


oltre a Lonicera kamschatica, Akebia quinata, Amelanchier canadensis e molto altro ancora...

Giovanna e Nicola sono poi riusciti a stupirmi con una 'chicca' veramente speciale, la Muhelenbergia dumosa, una Poacea soffice come una nuvola, originaria dell'America centrale.


Ma ancora di più mi ha stupito sapere che Giovanna e Nicola non sono vivaisti.
Da soli si occupano di progettazione, creazione e manutenzione di parchi e giardini privati e del verde pubblico.
Le piante esposte a Monza erano perciò solo un piccolo esempio del loro appassionato lavoro di ricerca di piante e varietà insolite che inseriscono nei loro progetti solamente dopo averle personalmente ambientate e 'collaudate' nella loro sede a Renate, in Brianza.
Eseguono inoltre trattamenti fitosanitari e potature di alberi anche di grandi dimensioni con la tecnica del tree-climbing.
Due instancabili lavoratori, dunque, con una profonda conoscenza botanica, una ventennale esperienza sul campo e un grande sogno nel cassetto: partecipare un giorno al Chelsea Flower Show con un loro progetto...
E io glielo auguro davvero con tutto il cuore!

Per informazioni e contatti
info@naturainmente.com
oltre al loro sito (al momento ancora in costruzione)


giovedì 30 maggio 2013

Sedum palmeri, parliamone ancora...

Nel post della scorsa settimana, vi ho raccontato la mia esperienza di coltivazione del Sedum palmeri.
Ora vi spiego invece come lo utilizzo nel mio giardino...

Vista la sua particolare adattabilità a qualsiasi esposizione (ombra compresa), la sua rusticità e altre doti non trascurabili come la facilità di coltivazione e le trasformazioni cromatiche, Sedum palmeri si sta pian piano guadagnando posti di primo piano


Come avrete visto anche nelle foto del mio precedente post la sistemazione più classica è quella in cassette monotematiche.
Sul lungo davanzale della cucina, ad esempio, ho collocato ben cinque cassette da 40 cm riempite solo con Sedum palmeri.
Le sue sfumature rosate in autunno che diventano di un rosso acceso in inverno, i fiori gialli primaverili e le verdi succulente rosette durante l'estate, mi garantiscono un davanzale sempre attraente e in ordine senza alcun impegno di manutenzione.
Ovviamente nulla mi vieta di togliere una o più cassette e di sostituirle nella bella stagione con altri vasi di piante a fioritura stagionale ma ormai sono anni che non lo faccio più: perchè complicarsi la vita con piante che richiedono continue innaffiature estive?


Ho utilizzato Sedum palmeri anche in composizioni di ciotole, raggruppando Sedum diversi in miscuglio ma, una delle soluzioni che preferisco è unirlo a piante sempreverdi.
Tra le varie composizioni sperimentate, ce n’è una che mi piace particolarmente per l’accostamento di diversi toni di verde e per le differenti tessiture delle foglie. 


In una cassetta di terracotta ho piantato piccoli esemplari di Euonymus fortunei  ‘Silver Queen’ dalle foglie ovali color verde scuro bordate di bianco e Chamaecyparis lawsoniana ‘Lanei’  le cui foglie aromatiche si presentano come frasche appiattite con le punte giallo dorate.
Sul bordo anteriore della cassetta ho inserito qualche stelo di S.palmeri che in breve tempo si è trasformato in una cascata di rosette simili a fiori verdi.
Questa è la composizione che da qualche anno metto durante la stagione fredda sul davanzale della cucina che si affaccia verso l'ingresso.


Ho sempre anche qualche cassetta 'di scorta' che ottengo quando sfoltisco i Sedum: devo solo staccare qualche stelo qua e là e inserirli semplicemente nei nuovi vasi dove attecchiscono in brevissimo tempo.
Queste cassettine si rivelano una preziosa risorsa.
Mi è capitato infatti, a causa di grandinate improvvise o violenti temporali, di subire danni ai vasi contenenti le  fioriture di erbacee stagionali.
Ecco che le provvidenziali cassette di scorta con i Sedum palmeri sono pronte a rimpiazzare i vasi danneggiati: non sarà certo una soluzione originale ma quantomeno mi ha sempre aiutato a risolvere situazioni d'emergenza e a non lasciare sguarniti angoli e davanzali.

Ho inserito le rosette del Sedum palmeri anche in piccoli bouquet floreali: quando i veri fiori appassiscono, gli steli del Sedum ritornano nei vasi da dove li avevo prelevati!

A Orticola li ho visti utilizzati anche per composizioni artistiche vegetali insieme ad altre succulente



Vi confesso che non amo questo tipo di utilizzo delle succulente che pure ora è molto di tendenza, però è un esempio dei molteplici impieghi che queste piante possono avere.

Ormai anche i garden center, che fino a qualche tempo fa non si degnavano assolutamente di venderlo, si sono accorti delle potenzialità del Sedum palmeri 


ma, considerando l'assoluta facilità di coltivazione, conservazione e moltiplicazione di questa pianta,  vendere a 6,50 euro un vasetto con una manciata di rosette mi sembra davvero eccessivo!

Come si coltiva il Sedum palmeri?
Lo spiego qui...
Sedum palmeri, un'umile pianta da rivalutare

Vi piacciono i Sedum?
Ne parlo anche qui...
Sedum spectabile 
Sedum praealtum, una pianta dimenticata 
Due o tre cose che so sui Sedum 
Sedum: i miei consigli di coltivazione 
Sedum: ecco come utilizzarli in giardino 
I fiori dei Sedum: una piccola galleria fotografica 
 

mercoledì 29 maggio 2013

Festival degli Orti a Monza

Si sta svolgendo in questi giorni alla Villa Reale di Monza la seconda edizione del Festival degli Orti.


Nonostante il tempo inclemente stia mettendo a dura prova gli organizzatori, il programma procede con una vasta offerta di iniziative: ci sono corsi e lezioni di orticoltura, spettacoli, laboratori per bambini, show-cooking di cucina naturale, incontri e dibattiti...
Il tema di quest'anno è 'Coltiviamo la città', un invito non solo all'autoproduzione familiare nei piccoli spazi urbani ma anche ad un diverso stile di vita.
Nell'area un tempo occupata dagli orti e dalle serre reali sono esposte le installazioni vegetali create da architetti e progettisti sul tema di quest'anno.

Ecco qualche foto...










Se oltrepassate il prato dove sono ospitate le installazioni, potete anche vedere quello che rimane degli orti e delle serre reali.
Già nel 1700 qui si coltivavano frutta, verdure e fiori ma, grazie a Ranieri d'Asburgo e alla sua grande passione per la botanica, questo divenne un luogo di sperimentazioni.
Furono edificate nuove serre con sistemi di riscaldamento all'avanguardia per l'epoca, alcune delle quali destinate esclusivamente alla semina e alla moltiplicazione delle piante e fu creata anche una scuola per formare giardinieri specializzati.

Quando la Villa Reale di Monza divenne patrimonio di Casa Savoia, Re Umberto I, molto più interessato alla caccia che alla botanica, fece demolire le serre per ampliare le scuderie.

Ecco quello che rimane oggi delle serre di Ranieri d'Asburgo e che, nonostante la veneranda età sono ancora in uso...

Una lunga serra aperta, detta lettorino




e una serra interrata chiusa




con il soffitto a piccole lastre di vetro, tipico delle serre di un'epoca in cui con il vetro non si era ancora in grado di realizzare ampie superfici



Nell'area a sinistra della Villa Reale invece, dove ora si trova il Roseto di Monza, si può ancora vedere il Serrone, ora adibito a spazio per mostre ma che al tempo degli Asburgo era la serra dove si coltivavano  agrumi e piante esotiche.
Ma questa è un'altra storia...

Festival degli Orti a Monza
fino al 2 giugno 2013
Il programma completo delle iniziative QUI


martedì 28 maggio 2013

Chelsea Flower Show: ecco le foto!


Lo scorso sabato si è concluso il Chelsea Flower Show, l'importante evento floreale che quest'anno celebrava il suo centenario.
Ho seguito la manifestazione sui quotidiani inglesi che, come ogni anno, dedicano largo spazio a questo evento ma, grazie a Rona Wheeldon, autrice di Flowerona, ho potuto conoscere molti particolari dai post da lei pubblicati ogni giorno.

Ecco, direttamente dal suo blog, qualche foto del Chelsea Flower Show.

Cominciamo con il vincitore assoluto, Gold Medal and Award for Best Show Garden
'Trailfinders Australian Show Garden'




L'allestimento, la cui premiazione ha scatenato parecchie polemiche, è stato realizzato da un'equipe australiana utilizzando piante native delle loro regioni.


Impossibile non parlare del famoso 'Sentebale Forget-me-not Show Garden', realizzato da Jinny Blom per la charity del Principe Harry, che ha vinto la medaglia d'argento.
La particolarità di questo allestimento era data dall'utilizzo di piante tipicamente britanniche insieme a quelle endemiche del Lesotho, il paese africano al quale sono destinati i fondi raccolti dall'organizzazione del Principe.


Se volete saperne di più su questo allestimento dedicato a Lady Diana e sulla charity del Principe Harry potere leggere anche un mio articolo pubblicato su Fiori & Foglie.


La medaglia d'oro per The Best Artisan Garden è meritatamente andata a Kazuyuki Ishihara e al suo giardino d'ispirazione giapponese 'An Alcove (Tokonoma) Garden'



Mi è piaciuto molto il moderno giardino familiare progettato e realizzato da Adam Frost.
Anche il suo 'Sowing the Seeds of Change Homebase Garden' si è aggiudicato una medaglia d'oro.




Oltre ai giardini, al Chelsea Flower Show si sono potuti ammirare altri allestimenti, spesso inconsueti ma sempre molto particolari.

Mi ha incantato ad esempio il Floral Dress che Zita Elze ha realizzato per 'Centenary Garden' di Roger Platts, anch'esso premiato con una medaglia d'oro.
Eccolo...

 



La bravissima Zita Elze con materiali vegetali ha riprodotto un abito nello stile in voga nel 1913, per celebrare l'anno di fondazione del Chelsea Flower Show. 
Il vestito, perfettamente indossabile, è un capolavoro di dettagli, come la intricata ghirlanda che incornicia la scollatura.
L'intero abito è realizzato con Xerophyllum tenax (Bear grass) simile a erba ma che in realtà sono le morbide foglie nastriformi di una liliacea.



I partecipanti al Floral Design Marquee invece devono attenersi al tema prescelto dalla RHS.
Quest'anno il titolo della competizione era 'Flower Press'.
Mentre tutti gli allestimenti incorporavano quotidiani e carta stampata negli arrangiamenti floreali, con un tocco di ironia oltre ad indiscutibile bravura Angela Turner ha presentato questa composizione con fiori freschi e fiori 'pressati' con tanto di ferro da stiro d'epoca!



A mio parere, la medaglia d'oro è stata in questo caso veramente meritata!

Quello che vi ho mostrato è solo un piccolo ma significativo estratto dall'ottimo reportage che potete leggere su Flowerona e di cui ora vi presento la bravissima autrice.

Ecco a voi Rona Wheeldon...



(Per tutte le foto di questo post Photo credit: Rona Wheeldon per Flowerona)

lunedì 27 maggio 2013

Le più belle rose di Monza

Venerdì 24 maggio nel Roseto della Villa Reale di Monza si è svolta la 49esima edizione del Concorso Internazionale per Rose Nuove.
Nel Roseto dedicato a Niso Fumagalli, fondatore del roseto stesso e ideatore del concorso, la giuria internazionale ha valutato le 77 nuove varietà di rose  create da 25 ibridatori europei.
Il premio più importante è quello riservato alla rosa più profumata ed è stato vinto da una rosa color fucsia creata dagli ibridatori Orard di Lione


Il suo profumo è descritto 'fruttato, con sentori di fragola, kiwi e ananas'.
Questa rosa non ancora denominata ha vinto il premio 'Regina Teodolinda', il più importante del concorso e istituito per la prima volta proprio dal Concorso Internazionale di Monza nel 1965 per riportare l'interesse sul profumo delle rose, caratteristica un tempo essenziale, ma che negli ibridi moderni era praticamente scomparso.

Domenica mattina sono andata al roseto per vedere le rose premiate e scattare qualche fotografia.
Nel roseto ho incontrato Tina Ponzellini e mi sono fermata a scambiare con lei qualche impressione sulle rose vincitrici.
Tina Ponzellini, agronoma e insegnante della Scuola di Agraria di Monza, è indubbiamente la persona più qualificata a parlare delle rose presenti nel roseto di Monza.
E' lei infatti che si occupa delle rose, in particolare delle potature e le segue costantamente fin dall'impianto ed è membro della Giuria Permanente del Roseto.
Mi ha detto di essere rimasta piuttosto insoddisfatta dagli esiti delle votazioni da parte della Giuria Internazionale che, formata da un gruppo piuttosto eterogeneo e non necessariamente da esperti, secondo il regolamento giudica le rose in base a quello che vede il giorno del concorso. 
Purtroppo, a causa del tempo inclemente di questa strana primavera, le fioriture erano quasi tutte in ritardo e di conseguenza molte rose se pur splendide sono state per questo penalizzate.
Anche la rosa di Orard, secondo Tina, non era quella dal profumo migliore ma era tra le poche con le rose aperte e che quindi potevano essere giudicate.

Il voto della Giuria Internazionale si somma a quello della Giuria Permanente che invece giudica lo sviluppo delle piante, la resistenza alle malattie, il vigore e tutte quelle caratteristiche che possono essere valutate solo da chi le osserva nell'arco di due anni, ovvero il tempo che passa dalla messa a dimora delle piante nel roseto fino al giorno del concorso.

In ogni caso il fiore è indispensabile per una valutazione della rosa e quindi Tina mi ha detto che si sta valutando la possibilità di introdurre nei concorsi anche la documentazione fotografica a uso della giuria internazionale.

In effetti, girando per il roseto anch'io ho potuto vedere ben poco delle rose in concorso perchè la maggior parte di esse presentava solo boccioli chiusi.

Comunque qualche foto l'ho fatta.

Ecco la vincitrice del 1° Premio nelle categorie Shrub, Climber e Ground Cover



una rosa dalle bellissime sfumature albicocca e dal portamento molto vigoroso, creata da Michel Adam


Il 1° Premio nelle categorie Floribunda e Arredo Urbano è stato assegnato a questa rosa rossa di Alain Meilland




Ancora per la categoria Floribunda il 3° Premio è andato a questa rosa gialla dagli stami molto evidenti e decorativi sulla pianta anche da sfiorito





Infine sono riuscita a fotografare anche la più bella rosa italiana del 2013, una Tea creata da Claudio Cazzaniga





Tornerò ancora al Roseto per fotografare le altre rose del concorso e per dare anch'io il mio voto.
Fino ad ottobre infatti i visitatori del Roseto possono scegliere e votare 'La Rosa del Pubblico'.

Intanto, se volete vedere le foto della 'Rosa del Pubblico 2012' le trovate QUI
 

venerdì 24 maggio 2013

Sedum palmeri: un'umile pianta da rivalutare

Un giardino, se pur piccolo, richiede  sempre un grande impegno di tempo e fatica.
Da tempo però sto introducendo nel mio giardino quelle piante che, con poche cure, mi garantiscono buoni risultati.
Magari il nome non vi dice niente ma sono sicura che tutti lo conoscete: è il Sedum palmeri




Una pianta anonima da relegare in un angolo?
No, Sedum palmeri ha un sacco di buone qualità da sfruttare!
La caratteristica più evidente è la trasformazione cromatica delle sue rosette.
In autunno infatti, quando la temperatura comincia ad abbassarsi, i bordi delle foglie iniziano a tingersi di rosso.




Poi con l’arrivo del gelo il colore si intensifica, diventando rosso vivo e garantendo per tutto l’inverno una piacevole massa di rosette variopinte.



In primavera dal centro delle rosette  spuntano le nuove foglie verdi  mentre  quelle rosse gradualmente seccano e cadono spontaneamente.  Contemporaneamente, sempre dal centro della rosetta gli steli floreali si allungano.



A primavera inoltrata è il momento della fioritura e Sedum palmeri  si ricopre di una nuvola gialla di piccoli fiori stellati.


 


Comincia a sembrarvi più interessante?
Bene, allora scendo nei dettagli...

 Si tratta di una perenne sempreverde appartenente alla famiglia delle Crassulaceae e originaria delle montagne del Messico.
Sedum palmeri  nel suo habitat naturale vive in terreni poverissimi  ed  è pertanto  una pianta davvero senza pretese che non richiede particolari tecniche colturali. L’unico accorgimento fondamentale è quello di garantirle un ottimo drenaggio, miscelando il terriccio con perlite o ghiaino di piccolo calibro per evitare ristagni idrici.  Resiste  a lunghi periodi di siccità oltre a passare indenne attraverso le rigide temperature invernali (personalmente l’ho testato fino a  -15°) senza bisogno di ricovero o protezione.
Quando si tratta di concimare un Sedum è sempre meglio essere piuttosto avari: un’eccessiva concimazione può solo creare problemi a queste piante.
Dalla mia esperienza ho imparato che un’unica e leggera concimazione effettuata in primavera è più che sufficiente e stimolerà Sedum palmeri ad emettere nuove gemme sui lunghi steli, formando in breve una massa generosa di rosette. Va bene un concime liquido, preferibilmente povero d'azoto, diluito in acqua.
Non ho mai riscontrato malattie di alcun genere e pertanto è la pianta che mi sento di consigliare ai giardinieri più inesperti ma anche ai più distratti o pigri.
Un’altra dote da non sottovalutare è anche la facile adattabilità di Sedum palmeri a qualsiasi esposizione.
Tra tutti i Sedum che ho coltivato, S.palmeri   è  l’unico che cresce molto bene anche all’ombra, senza problemi di sbiadimenti ed eziolamenti.

Si riproduce facilmente per talea, semplicemente infilando uno stelo nella terra.

Allora, vi ho convinto?

Volete sapere ancora di più sul Sedum Palmeri?
Leggete anche questo altro mio post


Vi piacciono i Sedum? Ne parlo anche qui...
Sedum spectabile 
Sedum praealtum, una pianta dimenticata 
Due o tre cose che so sui Sedum 
I fiori dei Sedum: una piccola galleria fotografica 
Sedum: i miei consigli di coltivazione 
Sedum: ecco come utilizzarli in giardino