giovedì 23 ottobre 2014

Fine

...del blog.


Sì, questo è proprio il mio ultimo post.

Ma io non sparisco, sono sempre qua e nemmeno sono cambiati i miei interessi: ho sempre il mio vero piccolo giardino in città da accudire e ora avrò anche molto, molto tempo in più da dedicare alle mie ricerche, ai viaggi botanici, alle piccole esplorazioni quotidiane.

Due parole anche sulla mia ultima foto che ho scelto per la chiusura.
L'ho fatta nel mese di settembre a Milano, da 10 Corso Como, quindi non è assolutamente niente di lugubre, anzi!
Si tratta infatti di un leggerissimo e ironico sgabello in poliuretano espanso di Gufram, progettato da Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari.

Insomma, con questa foto voglio trasmettere un messaggio molto semplice: Un piccolo giardino in città è arrivato al capolinea della sua esperienza editoriale e io ci metto, come si suol dire, una pietra sopra.

E ora...spazio a nuove idee e nuovi progetti!

Ci rivedremo?
Chissà...

A tutti voi che mi avete letto auguro Buon giardinaggio!

Luisella 



 


venerdì 3 ottobre 2014

Il sorprendente e bizzarro giardino di Villa Ravizza

La scorsa domenica, grazie all'iniziativa di 'Ville Aperte in Brianza' ho potuto scoprire un altro luogo che non conoscevo: il Giardino di Villa Ravizza ad Arcore.
Si tratta di una proprietà privata che è stata eccezionalmente aperta alle visite dai proprietari solo per un giorno.


Sono entrata passando dai giardini dell'adiacente complesso Borromeo d'Adda attraverso le Scuderie e, seguendo un sentiero in terra battuta, sono arrivata davanti ad una scenografica quanto inaspettata scalinata a tenaglia, con fontane (non funzionanti) e mosaici... 


Trattandosi di una proprietà privata tuttora abitata, non era permesso aggirarsi nel giardino, ma il pur limitato percorso è stato comunque prodigo di sorprendenti scoperte.
Ad un primo sguardo il giardino all'italiana appare di chiara ispirazione settecentesca ma, osservando meglio, è evidente l'utilizzo di materiali 'moderni' come il porfido e il cemento.
La realizzazione di questo giardino risale infatti ai primi decenni del 1900.
Un'altra bizzarra caratteristica di questo luogo sta nel fatto che la casa e il giardino sono separati da una strada comunale.


Per rimediare a questo inconveniente, una balconata laterale al primo piano della villa fu prolungata e quindi collegata ad un ponte che scavalca la via sottostante


e prosegue con un lungo percorso terrazzato, pavimentato da un mosaico di porfido


Questo vialetto passa sopra un portico aperto che taglia in due parti il giardino sottostante e termina davanti alla imponente scala a tenaglia


Il giardino all'italiana risulta perciò formato da due distinte aree a prato di forma rettangolare con ninfei ai lati


ed è raggiungibile attraverso due scalinate speculari in porfido.
Tutto l'apparato decorativo è sontuoso e suggestivo, con grande impiego di statue, mosaici, vasi, pietre traforate e riccioli in ferro battuto


L'elemento dominante è comunque la scenografica scala a tenaglia, composta da tre rampe che conducono alla sommità della collinetta


Il parco di 5 ettari, che era escluso dalla visita, si trova proprio in cima alla collina ed è formato da alberi piantati in tempi diversi.
Faggi, cipressi, carpini, querce e pini sono però disposti a gruppi, a modello del parco all'inglese del confinante giardino Borromeo d'Adda.


Si tratta dunque di una realizzazione grandiosa per le limitate dimensioni del giardino ma che non ha corrispondenza in Villa Ravizza, un insieme di edifici dall'architettura esterna molto sobria e sottotono, per non dire modesta.

Sicuramente l'impianto del giardino è stato studiato per trasformare otticamente la breve e ripida collinetta che, vista da Villa Ravizza, appare in questo modo monumentale e ingigantita.
In pratica però sembra essere un giardino 'di rappresentanza' fine a se stesso, tanto più che la Villa dispone di un altro giardino racchiuso e nascosto dalle mura di confine.
Ecco, sarebbe stato interessante poter visitare anche il 'vero' giardino privato di Villa Ravizza!

'Ville Aperte in Brianza' è un evento promosso dalla Provincia di Monza e Brianza che, per pochi giorni all'anno, permette la visita alle eccellenze storico-architettoniche del territorio che solitamente non sono accessibili al pubblico.

giovedì 2 ottobre 2014

Una rosa dedicata a Paul McCartney

Nell'Orto Botanico di Brera a Milano, lungo uno dei muri perimetrali, si trova una aiuola che ospita alcune rose.
Sono esemplari di Rosa 'The McCartney Rose' creata dall'ibridatore francese Meilland e dedicata all'ex-Beatle Paul McCartney.


E' una rosa elegante il cui colore è definito sul catalogo Meilland 'color rosa indiano scuro sul rovescio e rosso amaranto chiaro sul dritto', molto profumata e dal fogliame verde medio.
La fioritura è praticamente continua, dalla primavera fino all'arrivo del gelo.
La 'The McCartney Rose' è la varietà più premiata nella storia della Meilland: ha ricevuto più di 20 riconoscimenti, tra cui anche una medaglia d'oro ai Concorsi Internazionali di Monza.


Tutto molto interessante ma...come è arrivata questa rosa nell'Orto Botanico di Brera?
Semplice, è stata recentemente donata all'Orto da Stella McCartney, la figlia di Paul e una targhetta posta sul muro accanto alle piante lo vuole ricordare


Stella McCartney è un'affermata stilista e, a giugno di quest'anno, per celebrare la riapertura del suo flagship-store di Milano, ha voluto organizzare un garden party proprio all'Orto Botanico di Brera dove ha presentato la collezione resort P/E 2015.

Ancora una curiosità...
I petali delle rose, lo sappiamo, sono commestibili e fin dall'antichità venivano utilizzati nella preparazione di bevande, dolci e marmellate.
Per gli esperti di cucina, la 'The McCartney Rose' è considerata una delle migliori rose edibili per il suo gusto particolare.
L'unica accortezza da seguire consiste nel togliere la base del petalo che lo lega alla corolla, e cioè la parte che generalmente è di colore bianco-giallastro, perchè è amara.
Se volete provare...

Altri post dedicati all'Orto Botanico di Brera:
Una visita all'Orto Botanico di Brera 
Riconoscere gli alberi dalle loro cortecce 

mercoledì 1 ottobre 2014

Riconoscere gli alberi dalle loro cortecce

Non crescono solo nei boschi, gli alberi sono attorno a noi anche in città ma purtroppo raramente li osserviamo e tantomeno li conosciamo.
L'Orto Botanico di Brera a Milano ha ideato un percorso tematico alla scoperta del suo patrimonio arboreo, dove ogni albero è provvisto di cartellino con il nome della specie, il genere di appartenenza, il nome con il quale è comunemente conosciuto e il Paese d'origine.
E' un percorso affascinante che si può fare in qualsiasi stagione perchè una particolare attenzione viene data alle cortecce, che sono perfettamente visibili e identificabili durante tutto l'anno.

Gli alberi più rappresentativi dell'Orto Botanico sono certamente i due imponenti Ginkgo biloba arrivati qui dalla Cina nel 1775, ovvero l'anno successivo alla fondazione dell'Orto stesso 


Il Ginkgo è una specie dioica e questo significa che esistono alberi maschio e alberi femmina e l'Orto ne possiede appunto una coppia.
L'albero maschio produce il polline mentre l'albero femmina in autunno porta a maturazione i frutti dalla polpa piuttosto puzzolente.
Il Ginkgo femmina è riconoscibile anche per la moltitudine di piantine nate da seme ai suoi piedi


e questa è la bella corteccia fessurata delle piante adulte


Una pianta insolita che si può ammirare qui è la Firmiana platanifolia, originaria della Cina e del Giappone, con una particolare corteccia liscia e sottile, attraverso la quale si possono vedere i vasi sottostanti che sono proprio quelle venature verdi che la percorrono


e che rimangono visibili anche negli esemplari adulti, dove la corteccia assume un colore verde-grigiastro


Molto spessa e ricca di solchi che fanno da rifugio per diversi insetti è invece la corteccia grigia del Noce del Causaso (Pterocarya fraxinifolia)



mentre la corteccia dell'Albero di Sant'Andrea (Diospyros lotus) sembra composta da tante tessere di un mosaico


Ogni specie presenta aspetti differenti e così le cortecce possono essere lisce, a placche, fibrose, rugose e molto altro ancora, ed è quindi un importante elemento per la classificazione.

Conoscere un albero attraverso la sua corteccia apre dunque un nuovo modo di avvicinarsi alle piante attraverso una affascinante esperienza sensoriale, perfetta anche per i bambini. 

Se siete interessati, per info e orari potete consultare il sito dell'Orto Botanico di Brera

Altri post dedicati a questo Orto Botanico:
Una visita all'Orto Botanico di Brera
Una rosa dedicata a Paul McCartney  
 

martedì 30 settembre 2014

Una visita all'Orto Botanico di Brera

Nel cuore di Milano esiste da sempre una silenziosa oasi di verde: è l'Orto Botanico di Brera


Si tratta di un giardino storico le cui prime testimonianze scritte risalgono al 1100 e che nei secoli ha subìto diverse modifiche fino a diventare un vero e proprio orto botanico nel 1774, per volere dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria.


A quell'epoca l'Orto Botanico di Brera divenne perciò un'importante istituzione destinata agli studenti di medicina e farmacia che qui potevano studiare dal vero le piante officinali e apprendere il loro utilizzo.
Le parcelle, tutt'oggi visibili, erano delimitate da file di mattoni e la loro larghezza corrispondeva alla misura di un braccio disteso per permettere agli insegnanti e agli studenti di indicare agevolmente le piante in esse coltivate.
 

L'Orto Botanico però non aveva solo una finalità didattico-scientifica perchè le piante officinali qui coltivate rifornivano la Spezieria di Brera, una sorta di farmacia dell'epoca a disposizione di tutti i cittadini.
Dopo diverse vicissitudini, anni di incuria e totale abbandono, oggi l'Orto Botanico fa parte del Museo Universitario Astronomico-Orto Botanico di Brera dell'Università degli Studi di Milano.


A partire dal 1980 l'Università ha iniziato e realizzato il progetto di recupero e salvaguardia del patrimonio storico, scientifico e naturalistico di Palazzo Brera che, oltre all'Orto Botanico, comprende anche il Museo Astronomico.
Il restauro effettuato è stato di tipo conservativo, rispettoso dell'impianto originario.


Di grande interesse è anche il Museo Astronomico che comprende l'Osservatorio con la Cupola e il Telescopio, risalenti alla seconda metà del 1800.
L'ingente patrimonio storico del Museo Astronomico comprende la Biblioteca Antica, l'Archivio Storico e la preziosa raccolta di Strumenti Scientifici


All'interno dell'Orto Botanico si trovano due vasche ellittiche risalenti alla seconda metà del 1700, che servivano per la raccolta dell'acqua piovana da utilizzare per l'irrigazione, oltre ad un complesso sistema di canalizzazione delle acque realizzato in mattoni e pietre, in perfetto stato di conservazione ma non più utilizzato


Risale invece al 1800 la Specola per gli studi astronomici dell'Osservatorio...


e sempre al 1800 risalgono le aiuole in mattoni originali, restaurate e tuttora coltivate, e la serra progettata dal Piermarini ma successivamente modificata e attualmente utilizzata come aula dall'Accademia di Belle Arti...


Dal punto di vista botanico, l'Orto ospita centinaia di specie di piante officinali, ortaggi e diverse collezioni tra le quali Salvie, Euphorbie, Peonie e Aquilegie

 
ma anche aiuole di bulbi a fioritura primaverile introdotti a Brera dal Centro Internazionale dei Bulbi di Hillegom (Olanda), oltre a erbacee perenni e vegetazione spontanea


Nelle stesse aiuole delle bulbose primaverili sono ora coltivate anche le Hosta, con il preciso scopo di nascondere le foglie delle bulbose che devono terminare il loro ciclo vegetativo...in pratica è esattamente quello che faccio anch'io già da vent'anni nel mio giardino!


Sono presenti circa 200 esemplari di arbusti e alberi tra cui anche piante secolari come l'imponente coppia di Ginkgo biloba maschio e femmina, considerati tra i più antichi esemplari di questa specie presenti in Europa.


Furono infatti importati dalla Cina nel 1775, ovvero l'anno successivo alla fondazione dell'Orto Botanico stesso.
La foglia di Ginkgo biloba è diventata il simbolo dell'Orto Botanico di Brera.

L'Orto offre diversi percorsi tematici per poter meglio apprezzare il suo patrimonio botanico: molto particolare e interessante ad esempio è quello dedicato alle cortecce, ma di questo vi racconterò in un altro post...

L'Orto Botanico di Brera è visitabile gratuitamente tutto l'anno.
Per info e orari potete consultare il sito ufficiale del Museo Universitario.

Altri post dedicati all'Orto Botanico di Brera:
Riconoscere gli alberi dalle loro cortecce 
Una rosa dedicata a Paul McCartney 
 

lunedì 29 settembre 2014

Nel Parco di Monza: la sede Rai Way

In questi giorni, grazie all'evento 'Ville Aperte in Brianza', ho la possibilità di visitare luoghi che solitamente non sono accessibili al pubblico.
Lo scorso venerdì ad esempio sono entrata nella sede Rai Way che si trova proprio nel Parco di Monza.
Questa struttura è stata inaugurata nel 1954 come centro di controllo radiotelevisivo, in sostituzione di quello già esistente a Sesto Calende che era diventato inadeguato alle nuove esigenze tecniche di quel periodo.


La scelta del luogo dove edificare il nuovo centro di controllo cadde proprio sul Parco di Monza perchè occorreva un ampio terreno pianeggiante, sufficientemente distante dalle montagne, lontano da edifici (il Parco di Monza, non dimentichiamolo, è il più grande parco recintato d'Europa) e che fosse ottimale per la ricezione e perciò non disturbato da linee elettriche ad alta tensione.


Il progetto fu affidato al famoso architetto Giò Ponti, che realizzò una struttura a forma di antenna parabolica con criteri tecnico-scientifici all'avanguardia per l'epoca, ma che ancora oggi si dimostrano funzionali e modernissimi.
La foto sopra mostra com'era allora.
Da notare il bel color rosso geranio scelto da Giò Ponti per sottolineare l'architettura e che invece nel tempo, chissà perchè, hanno ricoperto di nero.


La parte anteriore dell'edificio ha una forma curvilinea ed era destinata, come lo è tuttora, ad ospitare le apparecchiature di controllo.
Nelle finestre a nastro si specchia la vegetazione circostante del parco.


Nella parte posteriore dell'edificio, un corpo quadrato ospitava gli alloggi del custode e dell'ingegnere-direttore addetto all'impianto, mentre ora è adibito a locali-mensa.
Nella foto qui sotto, un modellino in legno vi fa capire meglio l'intera struttura.


All'interno sono ancora conservati alcuni arredi originali, disegnati anche questi da Giò Ponti, come il salottino, consunto dal tempo, visibile all'ingresso


e la famosissima sedia 'Leggera', di nome e di fatto...


Anche i mobiletti con il piano di fòrmica color verde menta che si incontrano lungo il corridoio portano la firma dell'architetto e sono tuttora utilizzati, così come sono in uso ancora oggi tutti i suoi lampadari...


Originali dell'epoca sono anche le porte di legno laccato.
Pare che il direttore di allora abbia espressamente richiesto a Giò Ponti che sulle porte dei locali destinati alle apparecchiature fosse inserito un riquadro di vetro, per poter controllare i dipendenti al lavoro, soprattutto durante il turno di notte


All'epoca nel centro lavoravano 26 dipendenti mentre ora ce ne sono solo 13


Durante la visita siamo stati accompagnati da due guide d'eccezione, una architetto che ci ha ampiamente descritto e fatto apprezzare la bellezza del lavoro di Giò Ponti anche nei più piccoli dettagli, e l'attuale ingegnere-direttore del centro, prodigo di spiegazione tecniche ma di cui, ammetto la mia profonda ignoranza in materia, ho capito poco.
Oltre a vedere l'interno di questo misterioso edificio 'vietato al pubblico', siamo stati accompagnati anche nella parte posteriore, non visibile dalle strade del parco


da dove è possibile osservare meglio la famosa 'torretta', realizzata interamente in legno e vetro e utilizzata per gli ascolti in onde medie


Per me è stata invece una vera sorpresa, quasi un tuffo nel passato, scoprire che sul retro dell'edificio è presente un piccolo giardino.
Poichè, come ho detto prima, qui c'erano gli alloggi privati del custode e del direttore del Centro, Giò Ponti aveva previsto anche un giardino, nonostante ci si trovasse all'interno del Parco di Monza.


Le piante e gli alberi qui presenti infatti non hanno nulla a che fare con la vegetazione del parco ma rispecchiano benissimo invece il gusto tipico e la moda degli anni '50 in materia di giardinaggio, come la siepe di ligustro che delimita l'area e i maestosi pini.
Al centro del prato c'è un sinuoso laghetto, una volta ricoperto da ninfee e oggi ridotte a un paio di esemplari, ma densamente abitato da pesci rossi.


Il tocco 'esotico' al giardino è dato dal boschetto di bambù


mentre i cespugli sono scelti tra altre piante comunemente utilizzate nei giardini brianzoli degli anni '50 e cioè le ortensie (Hydrangea macrophylla), l'Aucuba japonica dalle foglie maculate di giallo e la Forsythia


Questo giardino usufruisce di regolari interventi di pulizia e manutenzione ma con il passare del tempo l'impianto originario del vialetto in ghiaia, separato ordinatamente dal prato da un cordolo in mattoni...


sta purtroppo lentamente scomparendo...


La visita è poi proseguita nel campo sull'altro lato del viale, dove sono installate le antenne rombiche per la ricezione in onda corta


e la torre alta 54 metri che sulla sommità porta un traliccio rotante che monta antenne VHF e UHF per ogni banda di radiodiffusione e per ogni polarizzazione


Questa torretta inizialmente era color grigio-azzurro, tipico di ogni impianto della RAI ma, durante una delle ultime manutenzioni, il Consorzio del Parco ha imposto che fosse verniciata di verde.
Un'ultima curiosità...
Sulla torre è presente anche un'antenna rotonda e bianca che ormai non viene più utilizzata ma che non viene smantellata in quanto alcuni gheppi, dei piccoli rapaci presenti nel parco, l'hanno trasformata in loro rifugio.